Poeti e Sognatori

...Sembra uno spazio fuori dal mondo, ma non è così.
L'amore e l'arte non abbracciano ciò che è bello, ma ciò che grazie al loro abbraccio diventa bello.

Karl Kraus
Immagine
 "C'è una crepa in ogni cosa. Ed è da lì che entra la luce" L.Cohen ... di Alessandra Mazzucco

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Di seguito tutti gli interventi pubblicati sul sito, in ordine cronologico.
 
 
Di Alessandra Mazzucco (del 09/04/2008 @ 21:12:19, in Tra lacrime e sorrisi, linkato 7548 volte)

"Ognuno di noi è più di uno, è molti, è una prolissità di se stesso" diceva Pessoa, ma quando ci riveliamo agli altri, facciamolo sempre con estrema cautela. Mostriamoci agli occhi dei nostri simili come un giardino fiorito, allegro, curato... e facciamo in modo che erbe e fiori spontanei crescano solo in un punto nascosto, che nessuno può vedere...  
E' curioso che un consiglio simile giunga proprio da chi ha manifestato al mondo intero le svariate sfaccettature della propria anima, eppure forse proprio l'aver svelato tanto di sè ha portato Pessoa ad un'estrema consapevolezza: meglio affidarsi al sogno, piuttosto che alla speranza di essere compresi.
 
  
 
Consiglio
 
Cingi di grandi muri chi ti sogni.
Quindi, dove è visibile il giardino
attraverso il portone dalla grata cortese,
poni tutti i fiori più allegri,
perchè ti conoscano soltanto così.
Ove nessuno lo vede non porre più nulla.
 
Traccia aiuole come quelle degli altri,
dove gli sguardi possano intravedere
il tuo giardino come glielo mostri.
Ma dove è tuo, e mai nessuno lo vede,
lascia crescere i fiori che spuntano da terra
e lascia sorgere le erbe naturalmente.
 
Fa di te un doppio essere custodito;
e che nessuno, che veda e fissi, possa
conoscere più di un giardino di quel che sei
un giardino ostensivo e riservato,
dietro il quale il fiore spontaneo carezza
l'erba così povera che neppure tu la vedi... 
 
Dicono?
Dimenticano.
Non dicono?
Han detto.
 
Fanno?
Destino.
Non fanno?
Lo stesso.
 
Perchè sperare?
- Tutto è
sognare.
 
Fernando Pessoa
 
Dipinto: "Il giardino del poeta" di A.Chiodo
 

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Di Alessandra Mazzucco (del 14/04/2008 @ 14:17:04, in I Sognatori, linkato 19446 volte)

Caro cuore spezzato, torturato da mille spot dai rossi cuoricini palpitanti, da carrellate di canzoni d'amore in ogni radio, da rubriche sugli innamorati persino nei tg... coraggio: so cosa ti serve per (ri)- scendere dal pero... e trasformarti in una superskiantona dal radioso futuro ; - )  Se hai il cuore spezzato significa che la tua storia d'amore ha toccato il fondo, anzi, è scesa ancora più giù. Probabilmente quell'adorabile verme a cui continui a pensare ti ha lasciata o, peggio ancora, ti ha costretta a lasciarlo e fa male, malissimo, da urlare, spaccare tutto... poi chiudersi in casa e non voler più esistere. Che prima o poi capita a tutti te l'hanno già detto in cinquemila (a proposito, anche quella stragnocca di Nicole Kidman è stata lasciata) e che è il tempo a guarire le ferite lo sai a memoria e caveresti un occhio a chi te lo ricorda.  
Allora, che vogliamo fare? Preferisci avere quell'aria da ameba malriuscita per i prossimi dieci mesi (hai idea di quante splendide occasioni rischi di perderti in tutto quel tempo???) oppure vogliamo affrettare un po' il percorso di disintossicazione? So già cosa risponderai: "Ameba sarai tu! Non puoi capire quanto sto male", ma continuerai a leggere perchè faresti qualunque cosa per star meglio, quindi, procediamo. 
Innanzi tutto il tuo sogno d'amore si è infranto perchè, dentro di te lo sai benissimo, l'amore a volte finisce senza nessun motivo. E' inutile che ti scervelli a pensare e ripensare dove hai sbagliato, perchè non hai sbagliato proprio niente: sei stata te stessa, siete stati molto bene insieme, ma è finita. Inutile anche continuare ad insultare mentalmente il povero verme, sì, può un po' sollevarti scrivere tutte quelle parolacce sopra le sue foto o regalargli l'abbonamento a una rivista gay, ma parliamoci chiaro: la soddisfazione dura poco, devi proprio togliertelo dalla testa. 
Allora, appena raggiungi uno stato di relativa calma, anzichè affondare il cucchiaio nel centesimo barattolo di Nutella, esci (non importa se hai gli occhi gonfi e sembri un cadavere, bastano un velo di fard e un lucidalabbra) ed entra in una libreria.  
Lì, se non l'hanno ancora esaurito (sarebbe davvero troppo, ma forse è il caso di informarsi prima di fare tutto quello sforzo per uscire) troverai "Inutile piangere sul cuore spezzato" scritto da Greg Behrendt (sì, è lui, proprio quello di "Non gli piaci abbastanza" e Amiira Ruotola Behrendt, edito da Salani. I due autori hanno vissuto quello che sta capitando a te e spiegano come ne sono venuti fuori. Hanno un modo simpatico e schietto per cercare di impedire gli errori che potresti commettere con il tuo ex: è molto probabile che in alcuni brani ci sia scritto esattamente quello hai voglia di fare, ma è meglio che tu non faccia e, soprattutto, offre delle formidabili dritte per archiviare definitivamente il povero verme e diventare la superskiantona di cui parlavo prima.  
Senti, sarò sincera: lo sappiamo tutte e due che un libro, da solo, non può fare miracoli: forse lo leggerai e per un po' non cambierà niente, ma sfoglialo nei momenti più duri (ad esempio al posto di quelle telefonate con il numero nascosto che ti scappano ogni tanto) ed abbi fiducia in te stessa, perchè un libro da solo no, ma tu e un libro è un altro discorso ; - ) 
P.S.
Se davvero non ce la fai a raggiungere una libreria, ti ho aggiunto il link per ordinarlo online, ma per favore, vacci piano con la Nutella...   

"Inutile piangere sul cuore spezzato" Salani Editore 
 

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Di Alessandra Mazzucco (del 14/04/2008 @ 14:30:18, in I Poeti, linkato 2513 volte)

Un suggestivo brano musicale, racconta di un pescatore che scopre un' isola nascosta e meravigliosa. Torna verso casa convinto di poterla un giorno rivedere, ma non riuscirà più a trovare la strada: l'isola sarà perduta per sempre... A Lee Masters capitò proprio così: inseguì la poesia per tutta la vita e la trovò. Scrisse il suo capolavoro "Antologia di Spoon River" in pochi mesi, a quarantacinque anni, ottenendo un successo clamoroso, ma nonostante l'impegno e le numerose produzioni successive, non riuscì più a raggiungere lo stesso prodigio di parole e ispirazioni. Nel suo libro di memorie il figlio Hilary ricorda come a volte sorprendesse il padre "mentre leggeva e rileggeva le sue poesie e le sue pagine di prosa, quasi cercasse di scoprire come aveva fatto a scriverle"... Lee Masters in effetti era un avvocato, almeno durante il giorno, perchè la notte era dedicata alla poesia e la passione per la letteratura lo spinse fin da ragazzo a studiare da autodidatta, scrivere e leggere di tutto. Il suo grande momento giunse quando il direttore di un noto giornale gli consigliò un libro di epitaffi greci, l' Antologia Palatina, ma anche grazie ad una visita della madre con cui rievocò l'infanzia e l'adolescenza vissute tra le praterie del Mid-West. 
I personaggi descritti dal poeta sono concreti, hanno voci con cui si entra facilmente in empatia perchè abbracciano ogni sfumatura di sentimento, dal più nobile al più miserabile, in una serie di rivelazioni e di intrecci che a mano a mano che si scoprono sorprendono e colpiscono con disarmante umanità.   
Malgrado l' entusiasmo con cui anche in Europa venne accolta l' Antologia di Spoon River, il suo autore negli ultimi anni riuscì a sopravvivere grazie ai prestiti di pochi amici e a qualche conferenza. Si spense nel 1950, sulla sua lapide sono incisi questi versi:

 
"Buoni amici andiamo nei campi.
Dopo un po' di passeggio col vostro permesso
vorrei dormire. Non c'è cosa più dolce
nè più benigno destino che il sonno.
Non sono che il sogno di un sonno benigno.
Andiamo a passeggio e ascoltiamo l'allodola".  
I suoi versi.

I suoi versi.

 

I suoi versi.

 

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Di Alessandra Mazzucco (del 14/04/2008 @ 14:39:03, in Tra lacrime e sorrisi, linkato 2672 volte)

 

 

 

 

 

Definire l'insonnia "tormenta soave" è quasi offensivo per chi di notte non riesce a dormire, ma lo vorrebbe tanto... Per fortuna ci sono i poeti a prestarci il loro sguardo quando il nostro è troppo fisso. Rubén Darío centra il punto dolente: non si può dormire, però si sogna. E in genere questi "sogni" notturni ad occhi aperti non sono bellissimi: portano tutte le ansie e i timori che durante il giorno si è riusciti a tenere lontano.E' illuminante la figura di Amleto sul banco anatomico, perchè è proprio quel che succede: una sorta di vivisezione di se stessi che non sempre è così opportuna. Quello che invece spesso si dimentica durante le notti bianche, è l'arrivo dell'alba: è all'alba che si deve pensare. La notte, per quanto buia, finirà.     
 
Silenzio della notte, doloroso
silenzio notturno...
Perchè l'anima trema a questo modo?
Odo il rombo
del mio sangue:
dentro il mio cranio passa una tormenta
soave. L'insonnia!
E non si può dormire. E tuttavia
si sogna.
E sul banco anatomico se stesso
uno seziona, ed è il suo proprio Amleto.
Sciogliere la tristezza
entro un vino notturno,
nella coppa preziosa delle tenebre.
E mi domando: Quando verrà l'alba?
S'è richiusa una porta...
E' passato un viandante...
Tre rintocchi alla torre... Oh, che sia lei? 
 
Silencio de la noche, doloroso silencio
nocturno... Por qué el alma tiembla de tal manera ?
Oigo el zumbido de mi sangre,
dentro de mi cráneo pasa una suave tormenta.
i Imsomnio ! No poder dormir, y, sin embargo,
sonar. Ser la auto-pieza
de disección espiritual, i el auto-Hamlet!                       
Diluir mi tristeza
en un vino de noche
en el maravilloso cristal de las tinieblas...
Y me digo: ¿ a qué hora vendrá el alba ?              
Se ha cerrado una puerta...
Ha passado un transeúnte...  
Ha dado el reloj tres horas...i Si será Ella !...
  
 
Rubén Darío  
 
Dipinto: "Overflow" A.Whyeth
 

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Di Alessandra Mazzucco (del 16/04/2008 @ 22:35:14, in Sguardi beffardi, linkato 6215 volte)

Se è vero che la poesia deve accompagnare ogni momento, Bukowski ci regala versi per quando la vita appare troppo faticosa e complicata. Sono parole beffarde e irriverenti, ma profondamente oneste. Parlano di lotta, di resistenza, di forza e di coraggio, come in una guerra, ma il fronte del combattimento non è una trincea a cielo aperto, è la comune e banale quotidianità. Non sono armi da fuoco a minacciare, ma malvagità e tradimenti. Non si rischia la morte fisica, ma una vita appassita che può diventare peggio della morte.
Parola d'ordine: resistere. Con perseveranza, impegno, un poco di fortuna e risate. Tante.
                                          Infine, assaporare con orgoglio la vittoria.
 
 
Si impara a resistere perché a non resistere
si mette il mondo nelle loro mani
e loro sono meno di
zero.

resistere significa semplicemente tirare fuori i coglioni
e meno sono le chance
più dolce è la
vittoria.

si dice che si deve lottare per la propria
libertà.
questo lo so.
solo che non ho lottato contro i giapponesi, gli italiani, i tedeschi
né i russi
per la mia libertà.
ho lottato contro gli americani: i genitori, i cortili di scuola,
i capi, le donne di strada, gli amici, il sistema stesso.

non c’è fine, è ovvio, alla lotta.
nuove avversità arrivano come un treno in orario.
forse non sarà più il mattino del doposbronza né
la catena di montaggio in fabbrica
ma la perfidia, l’inganno e la falsa speranza li
sostituiscono.
credo che siamo sotto esame anche mentre
dormiamo, e spesso diventa tutto così letale
che possiamo solo esorcizzarlo a risate.

per resistere ci vuole un po’ di fortuna, un po’ di sapienza
e un ragionevole senso dell’umorismo
perché chi ha freddo ha ancora più freddo,
chi è forte è ancora più forte,
chi era coraggioso è meno coraggioso e
noi possiamo soltanto
meditare sul fatto che
l’elefante se ne sta silenzioso nella foresta in attesa di morire,
che gli uomini falliscono ripetutamente ripetutamente
ripetutamente,
che il prete dimentica le preghiere,
che l’amore può trasformarsi in follia,
o che la pioggia fredda infradicia la tomba
di Mozart.
è alla faccia di queste
e di così tante altre cose che
alla fine si impara a
resistere.
 
Charles Bukowski 
Foto: Paulo César
 

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