Poeti e Sognatori

...Sembra uno spazio fuori dal mondo, ma non č cosė.
Non esistono innocenti: tutti abbiamo passato un raffreddore a qualcuno.

Marcello Marchesi
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 C'è sempre una boa alla quale aggrapparsi... di Alessandra Mazzucco

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Di seguito tutti gli interventi pubblicati sul sito, in ordine cronologico.
 
 
Di Alessandra Mazzucco (del 27/10/2008 @ 22:11:36, in Poeti innamorati, linkato 11931 volte)

 

 

 

 

 

  

Fra il 1933 e il 1934, anno della composizione di questo poema in lingua inglese, Borges attraversa un periodo di intensa produzione letteraria: i contenuti delle sue opere sono pervasi da un'intensa vena creativa, visionaria e simbolica, generata dalla reazione verso l'implacabile malattia che entro brevi anni lo condurrà alla cecità.
Ad una prosa rigorosa, talvolta graffiante, e distaccata dalle cose del mondo, si contrappongono però momenti di raffinato lirismo, di aderenza agli eventi della vita, che, come nel caso di questi versi, sfociano in una disarmante spontaneità. 
Cosa si può offrire ad una donna per tenerla con sè? Borges non promette ciò che non possiede Porge semplicemente se stesso, il nocciolo di se stesso, con il dolore e la delusione accumulati nel corso degli anni. E un altro importante dono: "Ti offro spiegazioni di te stessa... autentiche e sorprendenti notizie di te". Che è come dire: "sono pronto ad ascoltarti, a seguirti, a sostenerti"... Non pronuncia la parola "amore", eppure è quello il suo regalo.    
  
 
Con cosa posso trattenerti?
 
Ti offro strade difficili, tramonti
disperati, la luna di squallide
periferie.
Ti offro le amarezze di un uomo
che ha guardato a lungo la triste luna.
Ti offro i miei antenati, i miei morti,
i fantasmi a cui i viventi hanno reso
onore col marmo: il padre di mio
padre ucciso sulla frontiera di
Buenos Aires, due pallottole attraverso
i suoi polmoni, barbuto e morto,
avvolto dai soldati nella pelle di
una mucca; il nonno di mia madre -
appena ventiquattrenne - a capo di
un cambio di trecento uomini in Perù,
ora fantasmi su cavalli svaniti.
Ti offro qualsiasi intuizione sia
nei miei libri, qualsiasi virilità
o vita umana.
Ti offro la lealtà di un uomo
che non è mai stato leale.
Ti offro quel nocciolo di me stesso
che ho conservato, in qualche
modo - il centro del cuore che
non tratta con le parole, nè coi
sogni e non è toccato dal tempo,
dalla gioia, dalle avversità.
Ti offro il ricordo di una
rosa gialla al tramonto,
anni prima che tu nascessi.
Ti offro spiegazioni di te stessa,
teorie su di te, autentiche e
sorprendenti notizie di te.
Ti posso dare la mia tristezza,
la mia oscurità, la fame del
mio cuore; cerco di corromperti con l'incertezza,
il pericolo, la sconfitta.
 
Jorge Luis Borges 
 
Libera traduzione da "Two English Poems" (seconda lirica):

What can I hold you with?

   I offer you lean streets, desperate sunsets, the
      moon of the jagged suburbs.
   I offer you the bitterness of a man who has looked
      long and long at the lonely moon.
   I offer you my ancestors, my dead men, the ghosts
      that living men have honoured in bronze:
      my father's father killed in the frontier of
      Buenos Aires, two bullets through his lungs,
      bearded and dead, wrapped by his soldiers in
      the hide of a cow; my mother's grandfather
      --just twentyfour-- heading a charge of
      three hundred men in Peru, now ghosts on
      vanished horses.
   I offer you whatever insight my books may hold,
      whatever manliness or humour my life.
   I offer you the loyalty of a man who has never
      been loyal.
   I offer you that kernel of myself that I have saved,
      somehow --the central heart that deals not
      in words, traffics not with dreams, and is
      untouched by time, by joy, by adversities.
   I offer you the memory of a yellow rose seen at
      sunset, years before you were born.
   I offer you explanations of yourself, theories about
      yourself, authentic and surprising news of
      yourself.
   I can give you my loneliness, my darkness, the
      hunger of my heart; I am trying to bribe you
      with uncertainty, with danger, with defeat.
  
  
                      Jorge Luis Borges

Immagine di Julian Hill

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Di Alessandra Mazzucco (del 21/10/2008 @ 15:58:21, in Parole lontane, linkato 2796 volte)

Mang Ke è un poeta contemporaneo che negli anni '70 intraprese una vera e propria rivoluzione letteraria contro i canoni classici della poesia cinese. Con la collaborazione di alcuni colleghi fondò una rivista, "Jintian", che fu pubblicata per circa due anni e contribuì a divulgare nuove forme di componimento, libere da ogni conformismo. Quando il regime costrinse i poeti a chiudere la rivista, Mang Ke entrò come operaio in una fabbrica e continuò a diffondere le sue opere clandestinamente. In seguito alla  terribile repressione della protesta di Piazza Tiananmen, il poeta fu incarcerato per un breve periodo e nel 1994 diede alla stampa il romanzo "I giorni della bufera", prontamente censurato e inviato al macero. Soltanto dal 2001 fu possibile per Mang Ke pubblicare ufficialmente le proprie opere in Cina.
 
"Ritorno" è una sequenza di immagini nel caldo e nei colori, è l'attimo che scatena una fantasia travolgente... per poi trasformarsi nell'oscura delusione delle parole non dette, degli atti non compiuti.
  
Si scende
è colorato di verde
e di tutte le tinte
affollato in un giorno estivo soffocante
apparso nelle strade della città con fragore
a una fermata improvvisa
l'autobus festivo
è tramonto
mi basta un'occhiata per accorgermi di lei
occupiamo due posti non lontani
con le spalle rivolte a una notte indecifrabile
mi aspettava con inquietudine
in quel momento ho sentito su di me i suoi occhi
i suoi occhi grandi
ansiosi di staccarsi dalle orbite e volare verso me
e subito ho pensato allo scontro di due corpi
a una velocità fantastica
come sentire la rivoluzione delle stelle
una forza così grande
che si sprigioni fracassando le ossa
ma non è accaduto nulla di simile
nessuno di noi due sa come
siamo diventati pietra.
 
Mang Ke
 

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Di Alessandra Mazzucco (del 17/10/2008 @ 20:10:26, in I Sognatori, linkato 3269 volte)

Isadora: " Ricordo quando ti ho visto per la prima volta. Avevi 27 anni e una bellezza che incantava..."

Sergej: " E tu eri piccola e rotonda... irresistibile. Chissà perchè quel vezzo di abbassarti l'età: erano 45, non 37... 45 anni di fascino travolgente." 

Isadora: "Sì, avevo appena ricominciato a vivere. I miei bambini... Ero con loro e con Singer, sai, quello delle macchine da cucire. Era innamorato di me, voleva sposarmi e siamo andati a festeggiare tutti insieme in una pasticceria di Parigi. Poi ho lasciato i bambini con la governante e l'autista, dovevano tornare a casa. Hanno detto che a un certo punto il motore si è spento l'autista è sceso per girare la manovella, ma non ha tirato il freno a mano e l'auto... l'auto è finita nella Senna, con dentro i bambini. I miei bambini. Non so come ho fatto a sopravvivere, sono stati anni terribili."
 
Sergej: "Lo immagino... Poi è arrivata l'occasione di portare la tua danza in Russia. Che momenti grandiosi: tu danzavi scalza, avvolta in pochi veli... seguivi la musica o era la musica che seguiva te? Eri tu la musica, eri natura, eri poesia..."
 
Isadora: " Poesia... scrivevi versi che io capivo a malapena, ma era la tua voce ad esaltarmi, la tua sensualità a farmi muovere ovunque, anche sopra i tavoli, vinta dalla passione. Ricordi quanto ridevamo quando qualche benpensante scandalizzato ci cacciava dai locali? Per te ho perso la testa, il cuore e tutto ciò che avevo. Ti ho sposato, proprio io, che non avevo mai voluto un marito tra i piedi... Ma tu, Sergej, mi hai amata davvero?"
 
Sergej: " Credo di sì. Non riuscivo a stare senza di te. Lo so, spesso mi ubriacavo, diventavo violento, ti picchiavo...  Ero fatto così. Avevo in testa mille preoccupazioni per il mio paese: stava cambiando e io dovevo esserci. Ero inquieto, insoddisfatto, non capivo la tua lingua. Quando mi hai portato in America mi sono sentito a disagio: lì non ero nessuno, solo "il marito russo della Duncan" e i pigiami di seta, gli abiti costosi, non mi bastavano più. Hai fatto di tutto per farmi restare, ma io avevo bisogno della mia gente, della mia patria."
 
Isadora: " Eri un'anima in pena, proprio come me. L'amore non è servito a guarire le nostre ferite, a tenerci uniti. In Russia non è andata come speravo: mi avevano promesso una scuola di ballo da dirigere a Mosca, avrei voluto portare la mia arte alle piccole figlie della rivoluzione, avrei voluto danzare per il popolo che non aveva denaro per assistere ad uno spettacolo... ma non è successo. Neanche io potevo restare nel tuo paese."
 
Sergej: " Così è finita. Ho avuto altri amori, ma nessuno mi ha salvato."
 
Isadora: " L'ho letto sui giornali. La morte. E' stata lei a salvarti, stringendoti le mani intorno al collo. Dicono che forse non l'hai cercata, che qualcuno l'ha fatto per te."
 
Sergej: " Oh, non è importante... ho trovato la pace. So che due anni dopo è successo anche a te. La morte è arrivata e ti ha stretto il collo. Ma come hai potuto essere così ingenua da lasciar svolazzare una sciarpa tanto lunga da infilarsi tra le ruote dell'auto?  L'avrai mica fatto apposta...?"
 
Isadora: " Oh, non è importante. Ho trovato la pace."
 
 
Dialogo liberamente tratto dai testi biografici:
"La mia vita"  I. Duncan  Dino Audino Editore
"Poesie e Poemetti"  S. Esenin a cura di E. Bazzarelli  Ed. Bur

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Di Alessandra Mazzucco (del 12/10/2008 @ 18:13:50, in I poeti, linkato 32114 volte)

                                                                                                               "Tra gli esseri umani, mormora Osip, accade come nella poesia quando riconosci la parola predestinata ai versi: nella tua vita entra una persona che non avevi mai visto prima, ma è come se avessi sempre avuto il suo viso accanto."  

Osip è il nome di battesimo del poeta russo Mandel'štam; la persona che entra nella sua vita, come la parola giusta nei versi di una poesia, è Nadežda Chazina , sua moglie. La loro storia si legge come un romanzo, ma è una storia vera: Elisabetta Rasy, con "La scienza degli addii" ha svaligiato le biblioteche per consegnarci, in una narrazione scorrevole e avvincente, la vita spezzata di due amanti, l'odio feroce della guerra civile. 

Nadežda, giovane e fragile borghese un po' viziata, incontra Osip nel 1919 in un ritrovo di giovani artisti e, a dispetto degli abiti che gli pendono addosso e dell'aria trascurata di chi ha sempre la testa altrove, viene conquistata dalla sua voce e dalle parole. Parole che non ha mai sentito, parole di poeta. Mentre la Russia, giorno dopo giorno si sfascia sotto i colpi della rivoluzione, il loro amore cresce, si fortifica e si unisce alla poesia, vissuta come un avvenimento costante e necessario, unica ricchezza e, soprattutto, unica forma di libertà. Con l'inasprirsi della dittatura staliniana, Mandel'štam verrà deportato in Siberia e non tornerà più. Nadežda, esile e vulnerabile solo in apparenza, nascondendo, ricopiando e distribuendo per anni i versi di Osip, ne diventerà la memoria, donando alla sua voce il suono dell'immortalità. 

"Sappi che mormoro, e che mormorando ti affido al raggio che dura in eterno, bambina mia"

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