Poeti e Sognatori

...Sembra uno spazio fuori dal mondo, ma non è così.
Non esageriamo con l'ipocrisia degli uomini, la maggior parte pensa troppo poco per pensare doppio.

Marguerite Yourcenar
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 ... a Torino... di Alessandra Mazzucco

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Di seguito gli interventi pubblicati in questa sezione, in ordine cronologico.
 
 
Di Alessandra Mazzucco (del 07/03/2009 @ 19:14:31, in Tra lacrime e sorrisi, linkato 6079 volte)

Omaggio alla donna e ha chi l'ha creata: c'è voluto ben più di una "custatella"....!

Chi l'ha criata è stato nu grand'ommo,
nun 'o vvoglio sapè, chi è stato è stato;
è stato 'o Padreterno? E quanno, e comme?
Ch'avite ditto? 'O fatto d' 'a custata?
Ma 'a femmena è na cosa troppo bella,
nun 'a puteva fà cu 'a custatella!
Per carità, non dite fesserie!
Mo v' 'o ddich'io comm' è stata criata:
è stato nu lavoro 'e fantasia,
è stata na magnifica truvata,
e su questo nun faccio discussione;
chi l'ha criata è gghiuto int' 'o pallone!
 
Totò
  
Per chi riceve un fiore con amore, per chi pensa sia solo falsa adulazione e per chi quel fiore lo vorrebbe ma non c'è.
Per l'8 marzo e per tutti gli altri giorni: sappiamo di essere una magnifica invenzione, ma quanto è bello sentirselo dire! 
 
Dipinto: "Mona Lisa" di F.Botero

 
Di Alessandra Mazzucco (del 01/03/2009 @ 12:18:14, in Tra lacrime e sorrisi, linkato 6366 volte)

 

 

 

 

 

 

 

 

Versi scanzonati e impertinenti e finalmente il poeta si diverte!  Affascinato dallo spirito di sperimentazione ed eversione dei futuristi da cui però presto si allontana, Palazzeschi ha giocato molto con le parole: le ha mescolate, deformate, trasformate in suoni strampalati con notevole spasso sicuramente, ma anche con un intento ben preciso: abbattere le ipocrite convenzioni della società borghese attraverso la demolizione dei termini tradizionali della letteratura.
Questa licenza poetica ne è un simpatico esempio.
 
 
 
Tri tri tri,
 
fru fru fru,
 
uhi uhi uhi,
 
ihu ihu ihu.
 
Il poeta si diverte,
pazzamente,
smisuratamente.
Non lo state a insolentire,
lasciatelo divertire
poveretto,
queste piccole corbellerie: sono il suo diletto.
 
Cucù rucù,
 
rurù cucù,
 
cuccuccuccurucù!
 
Cosa sono queste indecenze?
Queste strofe bisbetiche?
Licenze, licenze,
licenze poetiche.
 
Aldo Palazzeschi
 
Dipinto: "La risata" di U.Boccioni

 
Di Alessandra Mazzucco (del 13/02/2009 @ 14:42:25, in Tra lacrime e sorrisi, linkato 5069 volte)

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 L'invidia. Prima o poi tutti la provano, ma è un sentimento così balordo che spesso non si ammette neanche con se stessi. Whitman l'ha vissuta e raccontata. 

Non si tratta di un'invidia malvagia o vendicativa e non riguarda il desiderio smisurato di prestigio nè di ricchezza. Complicità, costanza, fedeltà, "senza mai cedere per lunghi e lunghi anni"... l'amore che certe coppie riescono a difendere a dispetto di ogni avvenimento: questo è ciò che il poeta vorrebbe per sè. Non potendolo avere, non riesce a tollerarlo negli altri. Cambia d'umore, diventa pensoso, se ne va via... Possiamo dargli torto?  
 
 

 Quando esamino la gloria conquistata dagli eroi, o le
       vittorie dei potenti generali, io non invidio affatto
       i generali,
nè il Presidente con le sue funzioni, nè il ricco nel suo
       nobile palazzo,
ma quando sento dell'intimità degli amanti, di come
       stavano insieme,
di come trascorrevano la vita, affrontando ostilità e
       pericoli, senza mai cedere per lunghi e lunghi anni,
in giovinezza, maturità e vecchiaia, di come furono
       costanti, fedeli, affezionati,
allora mi faccio pensoso, e mi allontano in fretta, tutto
       pieno della più amara invidia.
 
WHEN I peruse the conquer'd fame of heroes and the
         victories of mighty generals, I do not envy the
         generals,
Not the President in his Presidency, nor the rich in his
         great house,
But when I hear of the brotherhood of lovers, how it was
         with them,
How together through life, through dangers, odium,
         unchanging, long and long,
Through youth and through middle and old age, how
         unfaltering, how affectionate and faithful they were,
Then I am pensive - I hastly walk away fill'd with the
        bitterest envy.
 
Walt Whitman
 
Dipinto: "Gli amanti" A.Venturi

 

 
Di Alessandra Mazzucco (del 22/01/2009 @ 21:34:02, in Tra lacrime e sorrisi, linkato 7778 volte)

Sempre pronti a parlare, sparlare, riflettere sull'amore...

Quanto dovremmo essere grati a chi invece non amiamo? Leggendo questi versi, tanto, tantissimo. Non riusciamo a immaginare la nostra vita senza le persone che amiamo: sono il senso dell'esistenza, si vive per loro. Ma l'amore dona non solo gioia e appagamento, porta inevitabilmente con sè anche ansia, paure, dolore... ed ecco che la separazione degli amanti dura un'eternità, le distanze diventano insopportabili, prima o poi succede qualcosa che non si può capire e quasi mai perdonare...Come diventa invece tutto più semplice, quando l'amore non si mette in mezzo! Nessun condizionamento dettato dai sentimenti, nessuna idea di possesso... le mani vuote di chi non amiamo sono piene della nostra libertà.

 

 

 

RINGRAZIAMENTO 

Devo molto
a quelli che non amo.

Il sollievo con cui accetto
che siano più vicini a un altro.

La gioia di non essere io
il lupo dei loro agnelli.

Mi sento in pace con loro

e in libertà con loro,

e questo l'amore non può darlo,

nè riesce a toglierlo.

Non li aspetto

dalla porta alla finestra.

Paziente

quasi come una meridiana,

capisco

ciò che l'amore non capisce,

perdono

ciò che l'amore mai perdonerebbe.

Da un incontro a una lettera

passa non un'eternità,

ma solo qualche giorno o settimana. 

I viaggi con loro vanno sempre bene,
i concerti sono ascoltati fino in fondo,
le cattedrali visitate,
i paesaggi nitidi. 

E quando ci separano

sette monti e fiumi,

sono monti e fiumi

che trovi su ogni atlante.

E' merito loro

se vivo in tre dimensioni,

in uno spazio non lirico e non retorico,

con un orizzonte vero, perché mobile.

Loro stessi non sanno
quanto portano nelle mani vuote.

« Non devo loro nulla » -
direbbe l'amore
sulla questione aperta.

Wislawa Szymborska

Immagine di Agatha Katzensprung

 

 
Di Alessandra Mazzucco (del 10/01/2009 @ 21:28:08, in Tra lacrime e sorrisi, linkato 2545 volte)

"Una volta apparso Alberto Caeiro, cercai subito - in modo istintivo e cosciente - di scovargli dei discepoli". Così nel mondo degli eteronomi di Pessoa, spuntò Ricardo Reis  
E' un medico portoghese che, dopo l'avvento della Repubblica, viene esiliato in Brasile a causa delle sue preferenze monarchiche. Studiando dai gesuiti ha conseguito un'ottima formazione classica che, unita al naturale talento poetico, lo rende un autore dall'attento controllo stilistico. Il suo modello è Orazio, ma più che esaltare l'ideale epicureo del godimento dei piaceri della vita e del "carpe diem" che permette di coglierli nel momento stesso in cui si presentano, Reis si preoccupa costantentemente della paura della sofferenza che lo spinge a reprimere ogni  forte sentimento e adattarsi ad una esistenza di mediocrità. 
In questa lirica l'arrivo di una stagione triste è inevitabile, ma non c'è rimpianto per ciò che è stato. "Quel che sentiamo, non quel che è sentito, è quel che abbiamo" ecco perchè conviene accettare il presente che ci viene assegnato, purchè la nostra ragione resti vigile e non patisca la distruzione dell'inverno. Che sia attraverso il cuore o l'intelletto, dobbiamo essere grati per questa breve vita.

 Non so di chi ricordo il mio passato
che altro fui quando fui, né mi conosco
come se con la mia anima sentissi
quell'anima che nel sentire ricordo.
Da un giorno all'altro ci lasciamo.
Nulla di vero a noi ci unisce -
siamo chi siamo, e chi siamo stati fu
cosa vista da dentro.
 
Quel che sentiamo, non quel che è sentito,
è quel che abbiamo. Quindi, l'inverno triste
accogliamolo come destino.
Ci sia inverno sulla terra, non nella mente.
E, amore ad amore, o libro a libro, amiamo
       il nostro teschio breve.
 
Ricardo Reis

 
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