Poeti e Sognatori

...Sembra uno spazio fuori dal mondo, ma non è così.
Il più solido piacere di questa vita, è il il piacere vano delle illusioni.

Giacomo Leopardi
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 Inverno. Grazie a Jeannine Renaux: la foto è sua.... di Alessandra Mazzucco

Di seguito gli interventi pubblicati in questa sezione, in ordine cronologico.
 
 
Di Alessandra Mazzucco (del 02/03/2008 @ 22:05:19, in I Poeti, linkato 10896 volte)

In italiano il suo nome si pronuncia " visluava scimborska" è una poetessa dei giorni nostri, polacca, vincitrice di un premio Nobel. Eppure, chi non è proprio appassionato di poesia, è difficile che conosca i suoi versi. Un peccato. 

Nasce nel 1923, la sua famiglia presto si trasferisce a Cracovia, sua attuale residenza e trascorre la giovinezza, come la maggior parte dei giovani scrittori dell'epoca, aderendo all'ideologia comunista polacca. Nelle sue prime opere l'influenza politica è notevole, ma in seguito la delusione per una fede giovanile mal riposta, la porterà a ricordare quel periodo con dure parole: "Ho fatto parte di una generazione che ha creduto. Io credevo. Svolgevo i miei compiti in versi con il convincimento di far bene. E' stata la peggiore esperienza della mia vita." In ogni caso Wislawa Szymborska non ama parlare di sè: la sua è una vita "privata", che non cede a scandali nè pettegolezzi. Molto meglio parlare delle sue poesie, che Adelphi ha di recente riproposto in una raccolta di scritti pubblicati tra il 1957 e il 1993 dal titolo "Vista con granello di sabbia". La veste editoriale è quella che caratterizza i romanzi della raffinata casa editrice e sfogliando le pagine la sensazione è quella di leggere brevi racconti, punti di vista, quelli dell'autrice, semplici da comprendere e ricchi di spunti da approfondire nel proprio pensiero. Il linguaggio immediato, spesso velato di sottile ironia, conquista all'istante, anche perchè non pretende di offrire risposte, ma pone domande continue affrontando ogni argomento, anche il più doloroso, senza mai cedere all'angoscia e alla disperazione. 
Pietro Marchesani, curatore del volume, osserva come "l'incanto" sia il segreto della poetessa:   
"E proprio l'incanto con cui sa guardare quell'universo ha il potere di renderlo più sopportabile e lieve." 
Lasciamoci allora incantare dai versi di Wislawa Szymborska...    
"Un miracolo supplementare, come ogni cosa:
l'inimmaginabile
è immaginabile."

 
 

 
Di Alessandra Mazzucco (del 01/03/2008 @ 14:14:58, in I Poeti, linkato 1788 volte)

"La verità, vi prego, sull'amore". E' sufficiente quel "vi prego" a catturare l'attenzione: viene voglia di scoprire chi è questo poeta e che cosa vuole raccontare. Saranno versi nuovi o già sentiti?Se ne andranno via leggeri o resteranno un po' con noi? 

Resteranno. I versi di Auden restano nell' animo e nella memoria di chi li legge. "Non servon più le stelle: spegnetele anche tutte" parole come queste, una volta lette, si ricordano per sempre. Poeta inglese, nato nel 1907, iniziò la sua carriera come maestro elementare, in seguito divenne scrittore e compose le prime poesie, molte delle quali furono scritte per la musica di Benjamin Britten e interpretate dal soprano Hedli Anderson. Anche la prima stesura di "Funeral Blues" fu rappresentata in un'opera teatrale e forse il fatto che molti brani siano una versione moderna della ballata popolare, contribuisce a renderli così facili da cogliere e custodire. Con l'arrivo della seconda guerra mondiale, Auden fu costretto, con dolore, ad abbandonare l' Europa e divenne cittadino americano. Solo in tarda età tornò stabilmente ad Oxford.
L' edizione Adelphi, tra le varie opere dell'autore, ha stampato qualche anno fa un piccolo libro, intitolato proprio "La verità, vi prego sull'amore" che contiene dieci poesie, dieci capolavori, scritti tra il 1932 ed il 1939, negli anni più inquieti e tormentati.

Per avvicinarsi o riscoprire Auden, con i suoi versi ora drammatici, ora ironici, ma sempre consolanti perchè rispecchiano le nostre grandezze e le nostre miserie: se lui ha sopportato tanto, possiamo farcela anche noi.
 

 
Di Alessandra Mazzucco (del 27/02/2008 @ 17:01:19, in I Poeti, linkato 2997 volte)

"La poesia deve essere concepita come un violento assalto contro le forze ignote, per ridurle a prostrarsi davanti all'uomo."

Ecco come le parole di Marinetti stravolsero ogni regola e diedero vita al Movimento Futurista.  

Filippo Tommaso Marinetti nasce ad Alessandria d'Egitto il 22 dicembre 1876, ma presto la sua famiglia si trasferisce a Milano e già prima di laurearsi in legge, collabora con entusiasmo a diverse riviste italiane e parigine. Stregato dall'evoluzione tecnologica che accompagna l'inizio del nuovo secolo, compone i primi poemi decantando la città, la locomotiva, l'automobile... i simboli della meccanizzazione, che daranno origine al movimento futurista, in una forma linguistica libera da ogni regola. Diventa direttore di "Poesia", una rivista internazionale su cui vengono pubblicati gli inediti di grandi poeti italiani e francesi e, attirandosi non poche critiche, continua la sua campagna a favore delle "parole in libertà", quei versi liberi da schemi che contraddistinguono le sue opere, come forma di rottura con le convenzioni del passato.Per l'inquieto Marinetti, la poesia diventa però ben presto insufficiente: è necessario che il poeta abbia un ruolo attivo nella società che sta cambiando tanto rapidamente, un ruolo che non si limiti alla letteratura, ma che abbracci ogni forma d'arte e coinvolga gli intellettuali come la massa proletaria. Nel 1909 Le Figaro pubblica il Manifesto del Futurismo e con la sua nascita muore la rivista "Poesia". "Uccidiamo il chiaro di luna" è il messaggio dell'ultimo numero: è bandito, ormai, ogni sdolcinato sentimentalismo.Marinetti è un abile pubblicitario e, allo stesso tempo, possiede un carisma che affascina chiunque lo avvicini: attira un pubblico sempre più numeroso nelle serate che organizza all'interno dei teatri che prevedono letture di poesia, presentazione di quadri e musica. Spesso la platea reagisce alle provocazioni provenienti dal palco, ne nascono tafferugli, i giornali ne parlano... e il futurismo ottiene una rapida divulgazione. Un anno dopo, ai poeti si uniscono i pittori e i politici, dagli anarchici ai socialisti.La guerra come evento necessario è uno dei temi ricorrenti nei discorsi di Marinetti e dalle sue esperienze come inviato di guerra, ne è un esempio lampante il Bombardamento, si completerà anche la distruzione delle norme della lingua tradizionale. L'obiettivo rivoluzionario, in pieno fermento, giunge ad abbracciare ogni aspetto della vita sociale, tanto da incuriosire Mussolini con cui nasce un legame di amicizia e di collaborazione che, tuttavia, non dura a lungo. Staccandosi dai fasci di combattimento, Marinetti prova a trovare punti di incontro con la corrente opposta, quella del comunismo, ma con scarsi risultati, non esiste un partito che possa condividere interamente gli ideali futuristi, così continua da solo: viaggia, influenzando molte correnti artistiche straniere e crea un nuovo tipo di teatro dove al posto del suggeritore c'è il "dimenticatore" che ha lo scopo di far sbagliare le battute agli attori e l'orchestra è dispersa tra il pubblico. Con l'inizio della seconda guerra mondiale le occasioni di pubblicizzare il futurismo diventano sempre più rare, Marinetti si ferma e trascorre gli ultimi anni della sua vita da studioso. Si spegne il 2 dicembre 1944 in seguito ad una crisi cardiaca.

 
Di Alessandra Mazzucco (del 09/02/2008 @ 19:10:18, in I Poeti, linkato 5814 volte)

Storia curiosa di bambino prodigio quella di Rubén Darío, che a cinque anni già componeva poesie e a tredici insegnava grammatica ai più piccoli e scriveva articoli sui giornali di provincia. La sua vita fu una lunga serie di viaggi che gli permisero di avvicinarsi agli autori europei, soprattutto francesi, e a farsi precursore di quel movimento chiamato modernismo, in cui la poesia diventa espressione intima di sentimenti trasformati in arte dalle parole. Raggiunse presto la notorietà grazie all'eccezionale talento, ma anche per l'indole buona e a tratti ingenua che lo caratterizzava e creava intorno a lui un'atmosfera di simpatia e di sostegno per le sue attività professionali. Nel 1893, accadde un avvenimento a dir poco grottesco: i fratelli della donna con cui aveva stretto un relazione, lo minacciarono, lo fecero ubriacare e lo costrinsero a sposare la ragazza. In effetti, se si pensa alla vicenda di Abelardo ed Eloisa, Darío fu decisamente più fortunato, però soffrì per tutta la vita questa costrizione: malgrado il congresso del Nicaragua avesse addirittura approvato una legge a misura della situazione, la moglie non concesse mai il divorzio. "Gossip" di fine secolo a parte, Darío è uno di quei poeti da riscoprire per i suoi versi sereni, appassionati, sorridenti.

 
Di Alessandra Mazzucco (del 04/01/2008 @ 19:05:27, in I Poeti, linkato 1580 volte)

Poeta scomodo questo russo ribelle e combattivo, animato da una costante inquietudine che troverà pace solo nel gesto estremo del suicidio.

Majakovskij è stato un fervente sostenitore di quella rivoluzione che, tra gli altri, tormentò ed uccise molti poeti e fu anche uno dei firmatari della dichiarazione dei futuristi russi, in cui si sollecitava l'eliminazione della letteratura classica, considerata inutile zavorra del "battello della modernità". 
Oggi, noi lettori possiamo scegliere "come" leggere la poesia: possiamo decidere di tenere in conto la cornice storica, politica e sociale di un autore, le sue inclinazioni sessuali, le sue convinzioni religiose... oppure, come si propongono queste pagine, possiamo prescindere da tali contesti e affidarci semplicemente alle sensazioni che l'anima del poeta trasmette in versi alla nostra anima.Majakovskij, uomo tormentato e in perenne ricerca di qualcosa che non troverà mai, grida la sua solitudine, la sua fame d'amore, gli attimi di gioia e la speranza con parole appassionate e vere, che meritano di essere ascoltate

 
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