Poeti e Sognatori

...Sembra uno spazio fuori dal mondo, ma non č cosė.
Il ponte tra la disperazione e la speranza, è una buona dormita.

Anonimo
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 "La fantasia giunge più lontano della vista" Baltazar Gracian... di Alessandra Mazzucco

Di seguito tutti gli interventi pubblicati sul sito, in ordine cronologico.
 
 
Di Alessandra Mazzucco (del 08/09/2008 @ 23:01:54, in Gli Indelebili, linkato 3335 volte)

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Di Alessandra Mazzucco (del 20/06/2008 @ 17:39:35, in Poeti innamorati, linkato 5250 volte)

 

 

 

 

 

 

Versi caldi e luminosi per intonarsi alle giornate estive e la serena fermezza di un sentimento sempre vivo, anche per quando l'estate, stagione fugace, sarà finita... Shakespeare non si accontenta di paragonare il suo amore allo splendore dell'estate: la sua vita dura poco. E quando il caldo è soffocante o il vento schiaffeggia impietoso i germogli appena nati, le giornate estive tanto amate perdono un po' della loro radiosa bellezza. Un poeta può fare molto di più: può sfidare il tempo, fermandolo nella piena avvenenza di chi ama, può sfidare anche la morte nella sua pretesa di fatalità. E, con i suoi versi, vincere.

  Dovrei paragonarti a un giorno d'estate?
Tu sei ben più raggiante e mite:
venti furiosi scuotono le tenere gemme di maggio
e il corso dell'estate ha vita troppo breve:
talvolta troppo cocente splende l'occhio del cielo
e spesso il suo volto d'oro si rabbuia
e ogni bello talvolta da beltà si stacca,
spoglio dal caso o dal mutevol corso di natura.
Ma la tua eterna estate non dovrà sfiorire
né perdere possesso del bello che tu hai;
né morte vantarsi che vaghi nella sua ombra,
perché al tempo contrasterai la tua eternità:
     finché ci sarà un respiro od occhi per vedere
     questi versi avranno luce e ti daranno vita. 


Shall'I compare thee to a summer's day?
Thou art more lovely and more temperate:
Rough winds do shake the darling buds of May,
And summer's lease bath all too sport a date:
Sometime too hot the eye of heaven shines,
And often is his gold complexion dimmed;
And every fair from fair sometime declines,
By chance or nature's changing course untrimmed;
But thy eternal summer shall not fade,
Nor lose possession of that fair thou ow'st;
Nor shall death brag thou wander'st in his shade,
When in eternal lines to time thou grow'st:
   So long as men can breathe, or eyes can see,
   So long lives this, and this gives life to thee.
  

William Shakespeare, sonnet XVIII 

Dipinto: "Circle - Dance" 2002 di S.Atzori

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Di Alessandra Mazzucco (del 19/05/2008 @ 13:31:57, in Sguardi beffardi, linkato 4566 volte)

 

 

 

 

 

 

  

Per Lawrence Ferlinghetti il posto più bello del mondo è il mondo! Certo, se non stiamo a guardare alcuni piccoli, irrilevanti dettagli... Fernanda Pivano l'ha definito il "Prevert d'America"; Senesi ne ha parlato come di un poeta a dimensione socio-politica, con profonde suggestioni mistiche; ma per i ragazzi di un'intera generazione, Ferlinghetti ha rappresentato la preziosa testimonianza della realtà americana in versi che si sono spogliati di ogni ornamento letterario per poter essere guardati e declamati, in una dimensione che supera il limite della carta stampata. 
"La poesia che si è fatta udire di recente è ciò che potrebbe essere chiamata 'poesia di strada'. - Afferma Ferlinghetti - Perché consiste nel far uscire il poeta dal suo interiore santuario estetico dove troppo a lungo è rimasto a contemplare il suo complicato ombelico. Consiste nel riportare la poesia nella strada dove era una volta, fuori dalle classi, fuori dalle facoltà e in realtà fuori dalla pagina stampata. La parola stampata ha reso la poesia silenziosa. Ma la poesia di cui parlo qui è poesia parlata, poesia concepita come messaggio orale. A volte è stata letta col jazz, a volte no... quello che importa è che questa poesia usa gli occhi e le orecchie come non sono mai stati usati per molti anni". 
E così, i suoi versi rimangono attuali: scuotono i ragazzi di oggi, come accadde cinquant'anni fa con i loro padri... Come nel caso di questa poesia, composta nel 1955, ma, a leggerla, potrebbe essere stata scritta ieri. 
 
 
Il mondo è un gran bel posto
in cui nascere
se non v'importa che la felicità
non sia sempre così divertente
se non v'importa un po' d’inferno
qua e là
proprio quando tutto va bene
perché anche in paradiso


non è che si canti tutto il tempo


Il mondo è un gran bel posto
in cui nascere
se non v'importa che qualcuno muoia
continuamente
o magari solo di fame
per un po’ di tempo
il che non è poi tanto male
 

se non si tratta di voi 

Oh il mondo è un gran bel posto
in cui nascere
se non v'importa molto
di qualche cervello perso
su ai posti di comando
o di una bomba o due
di tanto in tanto
sui vostri visi alzati
o di simili contrattempi
cui va soggetta la nostra
società di Gran Marca
con i suoi uomini distinti
e con quelli estinti
e i suoi preti
e altri poliziotti
e le sue svariate segregazioni
e indagini parlamentari
e altre costipazioni
che la nostra sciocca carne eredita 
 

Sì il mondo è il posto più bello del mondo
per un sacco di cose come
fare buffonate
e fare l'amore
essere tristi
e cantare canzoni sottovoce

e avere ispirazioni
e andare in giro
guardando ogni cosa
odorando fiori
e dare pizzicotti alle statue
e persino pensare
e baciare la gente e
fare bambini e portare i pantaloni
e agitare cappelli e
ballare
e andare a nuotare nei fiumi
e fare picnic

nel pieno dell'estate


e insomma
“godendosi la vita” 
 

 

ma poi proprio sul più bello di tutto questo
arriva sorridendo l'impresario di pompe funebri. 
 

Lawrence Ferlinghetti 

Fotografia di Agatha Katzensprung

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Di Alessandra Mazzucco (del 10/05/2008 @ 13:18:57, in Voci da arrossire, linkato 10352 volte)

 

 

"Che la mia carne fosse la tua carne"...  

Ecco l' amore che non si accontenta di possedere la mente, il corpo e le attenzioni dell'essere amato, ma pretende di impregnarne l'essenza con la propria, in una fusione di carne, sangue e di pensieri. 
Uno scambio erotico e spirituale che non esclude il crudele egoismo di una passione assoluta, ma lo innalza ad un'assimilazione totale, completa, dove l'uomo resta nella donna fino alla fine.  
Perchè quando si ama così, non può che essere "persempre".
 
Vorrei restare nelle tue labbra
Per estinguermi nella neve
Dei tuoi denti.

Vorrei restare nel tuo petto
Per dissolvermi in sangue.

Vorrei fra i tuoi capelli
D'oro per sempre sognare,

Che il cuore si facesse
Tomba del mio che soffre,

Che la mia carne fosse la tua carne,
Che la mia fronte fosse la tua fronte.

Vorrei che l'intera anima mia
Entrasse nel tuo corpo minuto,

Ed essere io il tuo pensiero,
Ed essere io la tua veste bianca,

Perchè tu t'innamori di me
Con passione così ardente
Da consumarti mentre mi cerchi
Senza ormai più potermi trovare.

Perchè tu te ne vada gridando                      
Il mio nome verso i tramonti,
Domandando di me all'acqua,
Bevendo triste le amarezze
Disseminate lungo il sentiero
Dal mio cuore nell'amarti.

E intanto io penetrerò
Nel tuo dolce e fragile corpo,
Divenendo, oh donna, te stessa,
E restando per sempre in te,
Mentre tu invano mi cercherai
Da Oriente fino a Occidente,
Finchè in ultimo, ci arderà
La grigia fiamma della morte.
 
Federico García Lorca
 
Dipinto: "Il bacio" G.Klimt
 

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Di Alessandra Mazzucco (del 27/04/2008 @ 21:11:13, in I Poeti, linkato 1894 volte)

La vita da poeta "maledetto" di Charles Baudelaire inizia a sette anni quando la madre, rimasta vedova, sposa il rigido maggiore Jacques Aupick, nominandolo cotutore del figlio. L'affetto morboso verso la mamma e l'indole severa del patrigno causeranno nel bimbo un forte disagio che lo porterà ad un'ossessione edipica mai risolta. Viene espulso per indisciplina da un prestigioso collegio, termina gli studi privatamente e comincia a frequentare gli ambienti artistici di Parigi dando prova di possedere un brillante talento letterario e modi raffinati uniti ad un accentuato amore per le donne e per il lusso. Le sue passioni, però, causano ben presto forte preoccupazione in famiglia: il giovane Baudelaire sperpera notevoli somme di denaro ricevuto in prestito e quando contrae la prima malattia venerea, Aupick lo imbarca per l'India.
Al ritorno, maggiorenne, eredita il patrimonio paterno, ma prima che riesca a scialacquare ogni sostanza, i genitori ricorrono alle legge per salvarne ciò che resta. Saranno anni difficili, tormentati, caratterizzati dall'accesa passione per l'attrice creola Jeanne Duval, rapporto travagliato che durerà fino alla morte; dall'astio crescente verso il patrigno, che vorrebbe vedere fucilato; dagli eccessi di alcool, sesso, droga, ma, soprattutto, da infervorate poesie: gli anni de "I Fiori del Male". Nel celebre poema si scopre un uomo terribilmente consapevole delle sue azioni e deciso con ogni mezzo a strappare il velo dell'ipocrisia che copre la società, priva di fedi profonde ed ammalata di noia, il peggiore dei mali. Sono versi crudi, scritti con rabbia, passione ed una tale schiettezza che, appena pubblicati, vengono condannati come immorali e obbligano autore e casa editrice a pagare un'ammenda e a sopprimere sei poesie. La produzione artistica di Baudelaire non si ferma a "I fiori del male", verranno scritte altre raccolte poetiche e saggi, ma il fisico straziato dalla sifilide e dalla droga cederà, nel 1867, all'età di 46 anni.
Verrà sepolto nel cimitero di Montparnasse, accanto al generale Aupick
.

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