Poeti e Sognatori

...Sembra uno spazio fuori dal mondo, ma non č cosė.
Trovo che la televisione sia molto educativa. Ogni volta che qualcuno l'accende, vado in un'altra stanza e leggo un libro.

Groucho Marx
Immagine
 Inverno. Grazie a Jeannine Renaux: la foto è sua.... di Alessandra Mazzucco

Di seguito tutti gli interventi pubblicati sul sito, in ordine cronologico.
 
 
Di Alessandra Mazzucco (del 11/01/2009 @ 16:15:04, in Sogni sul pentagramma, linkato 2004 volte)

Video realizzato da Michelangelo Gargiulo

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Di Alessandra Mazzucco (del 10/01/2009 @ 21:28:08, in Tra lacrime e sorrisi, linkato 2403 volte)

"Una volta apparso Alberto Caeiro, cercai subito - in modo istintivo e cosciente - di scovargli dei discepoli". Così nel mondo degli eteronomi di Pessoa, spuntò Ricardo Reis  
E' un medico portoghese che, dopo l'avvento della Repubblica, viene esiliato in Brasile a causa delle sue preferenze monarchiche. Studiando dai gesuiti ha conseguito un'ottima formazione classica che, unita al naturale talento poetico, lo rende un autore dall'attento controllo stilistico. Il suo modello è Orazio, ma più che esaltare l'ideale epicureo del godimento dei piaceri della vita e del "carpe diem" che permette di coglierli nel momento stesso in cui si presentano, Reis si preoccupa costantentemente della paura della sofferenza che lo spinge a reprimere ogni  forte sentimento e adattarsi ad una esistenza di mediocrità. 
In questa lirica l'arrivo di una stagione triste è inevitabile, ma non c'è rimpianto per ciò che è stato. "Quel che sentiamo, non quel che è sentito, è quel che abbiamo" ecco perchè conviene accettare il presente che ci viene assegnato, purchè la nostra ragione resti vigile e non patisca la distruzione dell'inverno. Che sia attraverso il cuore o l'intelletto, dobbiamo essere grati per questa breve vita.

 Non so di chi ricordo il mio passato
che altro fui quando fui, né mi conosco
come se con la mia anima sentissi
quell'anima che nel sentire ricordo.
Da un giorno all'altro ci lasciamo.
Nulla di vero a noi ci unisce -
siamo chi siamo, e chi siamo stati fu
cosa vista da dentro.
 
Quel che sentiamo, non quel che è sentito,
è quel che abbiamo. Quindi, l'inverno triste
accogliamolo come destino.
Ci sia inverno sulla terra, non nella mente.
E, amore ad amore, o libro a libro, amiamo
       il nostro teschio breve.
 
Ricardo Reis

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Di Alessandra Mazzucco (del 14/12/2008 @ 17:04:22, in Poeti bambini, linkato 3642 volte)

Teneri e spietati, sono i bambini che più si emozionano per l'arrivo del Natale. Richieste improbabili, sogni sgrammaticati ed un inquieto terribile dubbio...  

"Sono sempre io Mariolina, ci ho ripensato. Al posto di una bambola con le pile ne vorrei una senza, perchè se no le pile inquinano. Mi sarebbe piaciuto essere figlia unica. Invece ho un fratello di cinque anni che si chiama Sandro fa la primina elementare e sta sempre dietro a mamma finchè non ottiene un regalo.
Senti Babbo Natale ma tu non muori mai? Quando ti ho visto l'altro Natale mi sei sembrato molto anziano e non vorrei proprio che nel frattempo fossi morto!
Potresti spedirmi i deplias del posto dove vivi?
Una delle tue renne non si è mai addormentata in viaggio?
Come fai ad essere ricco?
E' vero che fai film in televisione?
Perchè invece di andare con la macchina vai in slitta?
Ti dirò che la mia scuola è di colore rosa rossiccia.
Quando mio nonno stava male io piangevo. Ma anche adesso piango.
Tanti saluti, buon Natale e buon anno." 
Mariolina - Porto Ercole (Grosseto)
 "Babbo Natale;
vorrei chiederti se sei solo un signore che ci vuole prendere in giro o se esisti veramente (...) Un mio amico che era vicino di banco ha detto:Babbo Natale non esiste! Io sono rimasta scioccata perchè molti compagni hanno detto pure loro che non esisti e mi sono venute le lacrime nel naso però non le ho fatte vedere ma ho strillato:Babbo Natale esiste! Purtroppo tra quelli che dicono che tu non esisti c'è anche la mia amica Arianna: l'ho cancellata dal mio Club Anti Inquinamento. La mamma ha detto che non le porterai più i regali. E' vero?
Ti prego non farmi il dispiacere di non esistere, perchè tu per me sei il mondo e la vita e anche se non mi porti i regali. L'importante è che ci sei. 
Rachele - Gambassi Terme (Firenze) 
"Caro Babbo Natale
mi spiace molto, ma è andata così! Io non credo a te perchè non puoi essere venuto dal cielo e perchè non puoi essere ricco. L'anno scorso mi ero nascosto sotto la poltrona e ho visto papà e mamma che mettevano i pacchi sotto l'albero. E allora io dissi:Dove state andando? E loro risposero: A dormire. E i regali? ribattei io. Gli abbiamo trovati fuori dal portone dell'entrata. Dissero. Però io risposi: E come si spiega che siete andati fuori dal portone dell'entrata per prenderli?. Perchè avevamo sentito suonare il campanello. E io: Ma se non ho sentito niente che ero più vicino di voi!!! E papà: Forse non l'avrai sentito, a proposito tu cosa ci fai sotto il divano?
Ecco perchè io credo che Babbo Natale non esiste e i regali li comprano i nostri carissimi e buoni genitori. Ma io voglio ancora volerti molto bene. Che ci sei o no è un nostro segreto. Ti auguro tanti auguri." 
Dino - San Gregorio (Catania)  
Qualche anno fa, Federica Lamberti Zanardi, psicologa specializzata in comunicazione di massa, e Brunella Schisa, giornalista di "La Repubblica", ebbero la fortuna di poter accedere ad un ufficio speciale, all'interno del palazzone delle Poste all'Eur di Roma. Lo battezzarono "Ministero Babbo Natale" perchè raccoglieva migliaia di lettere scritte da bambini e destinate a Babbo Natale, ma anche a Gesù Bambino, Santa Lucia, Befana e San Nicolò. Ne nacque una raccolta buffa e commuovente, intitolata "Caro Babbo Natale non fare come l'anno scorso!" pubblicata da Mondadori. 
I brani qui riportati appartengono alle pagine di quel libro. Più che il desiderio, raccontano il bisogno di credere in qualcuno che non può deludere, un bisogno che a volte si affaccia ancora, in lampi appena percettibili, nei frenetici Natali dei bambini cresciuti.
 

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Di Alessandra Mazzucco (del 15/11/2008 @ 11:26:42, in Voci da arrossire, linkato 7109 volte)
Costantino Kavafis scrisse solamente 154 poesie, eppure la sua opera comprende un mondo variegato e cangiante: è il poeta delle riflessioni esistenziali, che accetta la vita per quella che è, senza lamentarsi se i risultati raggiunti non sono quelli sperati, perchè ciò che conta è il percorso vissuto; è il poeta dell'ellenismo, dei Cesari bizantini, dei faraoni egizi... che, come uno storico, esplora minuziosamente gli avvenimenti del passato... infine è il poeta della passione, della smania amorosa, capace di rievocare l'attimo, il volto, il corpo... 
L'erotismo che traspare da questi versi è avvolto da un desiderio quasi tangibile: nel buio della notte,  un ricordo pieno di luce. 
 
 
"Torna sovente e prendimi,
palpito amato, allora torna e prendimi,
che si ridesta viva la memoria
del corpo, e antiche brame trascorrono nel sangue,
allora che le labbra ricordano, e le carni,
e nelle mani un senso tattile si riaccende.
 
Torna sovente e prendimi, la notte,
allora che le labbra ricordano, e le carni..."
 
Costantino Kavafis
 
Foto: Man Ray
 
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Di Alessandra Mazzucco (del 07/11/2008 @ 21:29:25, in I sognatori, linkato 4349 volte)

 

 

 

 

 

 

 

A distanza di quarantadue anni dall'alluvione di Firenze il ricordo di uno di quei tanti ragazzi che, in nome di un ideale, contribuirono alla salvezza dell'arte e della storia. Fu il giornalista Giovanni Grazzini a chiamarli per la prima volta "angeli del fango" perchè a migliaia giunsero dall'Italia e dall'estero per recuperare dal fango l'inestimabile patrimonio culturale di Firenze. E quel nome è rimasto loro appiccicato addosso, un po' come l'odore del limo e del gasolio di cui i libri erano impregnati... E' nato un sito dedicato a quei ragazzi, che si chiama proprio come loro, Angeli del Fango, ed è ricco di fotografie, filmati e testimonianze, come questa, di  Andrea Innocenti, angelo del fango   
"Lacrime, rabbia, sensazione d'impotenza, ingoiate tutte insieme in un'umida mattinata di novembre, appoggiato alla balaustra del cavalcavia dell'Affrico, ad osservare un mare impetuoso d'acqua gialla e nera che si portava via auto, tronchi d'albero, carcasse d'animali e tante altre cose. Poche ore per riflettere, al buio, senza l'acqua, il gas, l'energia elettrica, il riscaldamento, cenando silenziosi al lume di candela o con qualche torcia elettrica, ascoltando una radio a transistor per conoscere e cercare di sapere che cosa stava succedendo lì intorno a noi. Ero completamente confuso: non mi ero mai trovato in una situazione simile, anche se mia madre mi aveva raccontato come fossero ben più terribili le tante ore passate in un rifugio sotto un bombardamento, sola, con due figli piccoli abbracciati a lei.
Poi, alla fine, arrivò l'alba del giorno dopo, e con essa la maturazione della voglia di reagire, di combattere in qualche modo il corso delle cose. Come non lo sapevamo: noi, fortunati noi, lambiti solamente dall'onda di piena, praticamente illesi, volevamo fare qualcosa. Un maglione amaranto, un paio di jeans, un paio di scarpe di gomma e via in quella parte del centro che era al momento raggiungibile per vedere se l'acqua se ne andava via, se si abbassava, per cercare qualcuno come noi che potesse darci un'organizzazione e un indirizzo, per qualcuno che ci dicesse che cosa fare. Purtroppo la confusione regnava sovrana: la mancanza di comunicazioni rendeva tutto difficile. Si sentiva parlare di una prossima ondata di piena terrificante, di centinaia di morti, senza mai avere una conferma e tornavamo a casa al buio e pieni d'angoscia, di fango, di un umido che ti entra nel corpo e nell'anima. Dopo qualche giorno poi le cose cominciarono a prendere una strada più logica: mentre eravamo ad aiutare un amico a liberare dal fango il proprio negozio, sentimmo che cercavano volontari per togliere il fango alla Biblioteca Nazionale e il giorno dopo eravamo lì. Ci fu indicato dove posizionarci in quell'incredibile ed enorme catena umana che stava spostando volumi dal piano inferiore a quello superiore. Non ricordo di dove erano quei ragazzi accanto a me, certamente molti non erano italiani, ma so che nacque subito una spontanea simpatia tra tutti. Bellissimo, per esempio, era il rito della nutrizione della catena: c'erano tre ragazzi che, ogni tanto, percorrevano tutta la catena offrendo un morso di un panino ed un sorso di vino e, a chi fumava, anche un tiro di sigaretta. Nelle pause tra un turno e l'altro riuscivamo anche a riunirci davanti ad un falò, cantando le canzoni dell'epoca, essendoci sempre qualcuno con una chitarra in mano (non ho mai capito dove la teneva). Era straordinario avvertire, come tanti ragazzi, di diversa nazionalità e forse estrazione sociale, fossero divenuti un unico corpo. Poi dopo il diluvio, come una speranza, ricominciarono i giorni di sole e quell'umido che ci aveva preso l'anima cominciò pian pianino ad andarsene via; la vita aveva ripreso così il suo corso naturale. Ma quell'odore inconfondibile di limo misto a gasolio ed altro, un po' mi è rimasto dentro. Ci sono giorni infatti che, forse a causa della grande umidità, in alcune vie del centro ho modo d'incontrarlo ancora e sempre mi chiedo "chissà dove sono finiti tutti quegli splendidi ragazzi!".
 
Andrea Innocenti

Grazie a Pierluigi Baglioni, la foto è sua. 


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