Poeti e Sognatori

...Sembra uno spazio fuori dal mondo, ma non č cosė.
Siediti al sole. Abdica e sii re di te stesso.

Fernando Pessoa
Immagine
 Campiello dei miracoli... di Alessandra Mazzucco

Di seguito tutti gli interventi pubblicati sul sito, in ordine cronologico.
 
 
Di Alessandra Mazzucco (del 31/01/2008 @ 21:11:52, in Tra lacrime e sorrisi, linkato 3777 volte)

Un poeta cattura l'attenzione per i sentimenti che lascia trasparire nei suoi versi, a volte però, non ci sono allusioni velate: il linguaggio è cinico, crudo, e concede ben poco all'immaginazione.  

Il carattere irruente e sovversivo di Majakovskij si manifestò prestissimo: per due volte fu arrestato e rilasciato dalla polizia zarista, la terza volta, ancora minorenne, rimase in carcere per alcuni mesi. In questi versi c'è tutta la consapevolezza di aver perso il momento "d'oro" dell'adolescenza nella cella di una prigione e il rimpianto, mitigato da un po' di cinica ironia, diventa sprezzante, senza cedere all'autocommiserazione.   
 
  

Per i ragazzi c'è un sacco di roba da studiare.
S'insegna la grammatica a scemi di ambo i sessi.
A me invece
m'hanno scacciato dalla quinta classe.
Hanno cominciato a sbattermi nelle prigioni di Mosca.
Nel vostro
piccolo mondo
di appartamenti
crescono ricciute liriche per le camere da letto.
Che vuoi trovarci in queste liriche da cani pechinesi?
A me, per esempio,
ad amare
l'hanno insegnato
nelle carceri di Butyrki.
M'importa assai della nostalgia per il Bois de Boulogne,
e dei sospiri davanti ai panorami marini!
Io, ecco,
m'innamorai
dallo spioncino della cella 103,
di fronte all' "Impresa pompe funebri".
Chi vede tutti i giorni il sole
dice con sufficienza:
"Cosa saranno mai quei quattro raggi?"
Ma io
per un giallo illuminello
sopra un muro
avrei dato allora qualunque cosa al mondo.
 
Vladimir Majakovskij 
 
Dipinto: "Sole" R.Ariante

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Di Alessandra Mazzucco (del 27/01/2008 @ 15:15:53, in Poeti bambini, linkato 3467 volte)

Terezin, a pochi chilometri a nord di Praga, è il campo di concentramento diventato tristemente famoso come "campo dei bambini". Dal 1941 al 1945 ne transitarono circa 15.000, neonati compresi. Al termine della guerra ne tornarono meno di cento e nessuno di loro minore di quattordici anni. All'interno del campo gli adulti cercarono in tutti i modi di alleviare le sofferenze dei piccoli, innanzi tutto concentrando la loro presenza nelle case per i bambini in cui prigionieri insegnanti ed educatori riuscirono addirittura ad improvvisare una sorta di insegnamento clandestino; in seguito, allestendo con le immaginabili limitazioni, veri e propri laboratori di recitazione, di canto, pittura e poesia.  
Utilizzando ogni tipo di carta reperibile, spesso i formulari già stampati del campo o le carte assorbenti, i bambini attraverso il disegno e la scrittura, diedero sfogo alla paura di ciò che vedevano, al dolore che provavano e ai sogni che per la maggior parte di loro non sono mai diventati realtà.  
 
Molte sono le testimonianze giunte fino a noi, parlano di orrori e spaventi, di immagini di morte... eppure, come nelle righe di questa poesia, sono un inno alla vita.
 
 
Di nuovo l'orrore ha colpito il ghetto,                                         
un male crudele che ne scaccia ogni altro.                         
La morte, demone folle, brandisce una gelida falce
che decapita intorno le sue vittime.

I cuori dei padri battono oggi di paura
e le madri nascondono il viso nel grembo.
La vipera del tifo strangola i bambini
e preleva le sue decime dal branco. 
Oggi il mio sangue pulsa ancora,
ma i miei compagni mi muoiono accanto.
Piuttosto di vederti morire!
Non vogliamo vuoti nelle nostre file.
Il mondo è nostro e noi lo vogliamo migliore.
Vogliamo fare qualcosa. E' vietato morire!
 
Eva Pikova 
 
Nata il 15. 5. 29 - morta il 18. 12. 43 ad Auschwitz  
Disegno di Robert Bondy. Nato il 1. 3. 32 - morto il  6. 10. 44 ad Auschwitz
 

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Di Alessandra Mazzucco (del 20/01/2008 @ 15:29:35, in Tra lacrime e sorrisi, linkato 3130 volte)

Se è vero che l'animo del poeta non è dissimile da quello del lettore, come si legge nella provocatoria prefazione a "I Fiori del Male", ecco il momento di somigliare al poeta maledetto.

                   

"Spleen e Ideale", da cui è tratta questa lirica, è il titolo della sezione più estesa de "I Fiori del Male". Il termine "Spleen" indica uno stato d'animo tetro e malinconico, una forma di disgusto nei confronti della vita e della sua impostazione ipocrita e borghese, sentimento tipico dei giovani nell'Europa romantica. 
"Ideale" è il suo opposto: la fuga dalla normalità, la ricerca di una condizione gradevole  e appagante, in cui l'uomo possa realizzarsi.  

In questi versi lo spirito, che ha toccato il dolore e gli abbruttimenti dell'esistenza, riesce ad elevarsi al di sopra di ogni abisso raggiungendo con vigore la dimensione perfetta.
E l'entusiasmo, l'energia di questo volo, contagiano lo spirito di chi legge, tanto da credere di poter essere davvero in grado, in certi momenti, di comprendere "il linguaggio dei fiori e delle cose mute!"
  
 
Elevazione
 
Sopra gli stagni, sopra i monti e le vallate,
sopra le foreste, le nuvole, gli oceani,
al di là del sole, oltre gli spazi eterei,
al di là dei confini delle sfere stellate,

spirito, tu ti muovi con agilità e,
come un buon nuotatore nell'estasi dell'onda,
solchi festosamente l'immensità profonda
con un'indicibile e maschia voluttà.

Fuggi lontano da questi morbosi miasmi,
vola a purificarti nell'aria superiore,
e bevi, come un puro e celestiale liquore,
il chiaro fuoco che colma i limpidi spazi.

Alle spalle gli affanni e le vaste pene
che gravano opprimenti sull'esistenza brumosa
fortunato chi può, con ala vigorosa,
slanciarsi verso i campi luminosi e sereni;

l'uomo i cui pensieri, come fanno le allodole,
verso il cielo al mattino liberi si avventano
- che sorvola la vita e intende facilmente
il linguaggio dei fiori e delle cose mute! 
  
Élévation
 
 Au-dessus des étangs, au-dessus des vallées, 
 Des montagnes, des bois, des nuages, des mers, 
 Par delà le soleil, par delà les éthers, 
 Par delà les confins des sphères étoilées, 
   
 Mon esprit, tu te meus avec agilité, 
 Et, comme un bon nageur qui se pâme dans l'onde, 
 Tu sillonnes gaiement l'immensité profonde 
 Avec une indicible et mâle volupté. 
   
 Envole-toi bien loin de ces miasmes morbides; 
 Va te purifier dans l'air supérieur, 
 Et bois, comme une pure et divine liqueur, 
 Le feu clair qui remplit les espaces limpides. 
   
 Derrière les ennuis et les vastes chagrins 
 Qui chargent de leur poids l'existence brumeuse, 
 Heureux celui qui peut d'une aile vigoureuse 
 S'élancer vers les champs lumineux et sereins; 
   
 Celui dont les pensers, comme des alouettes, 
 Vers les cieux le matin prennent un libre essor, 
 - Qui plane sur la vie, et comprend sans effort 
 Le langage des fleurs et des choses muettes!  

 
Charles Baudelaire
 
 
Dipinto: "Icaro" A.Verga

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Di Alessandra Mazzucco (del 10/01/2008 @ 16:43:37, in Tra lacrime e sorrisi, linkato 6991 volte)

Che sia annunciata da un doloroso calvario o che giunga improvvisa a trasformare in un soffio i nostri giorni sicuri, per la morte, non siamo mai pronti.
Si resta increduli, attoniti, muti.
Per qualche tempo, come sospesi dal mondo, le ore sono un vagare in un limbo di disordinati ricordi e l'incessante sottofondo di poche parole, sempre le stesse: "tu non ci sei più". 
Poi, il cuore e la mente si rimettono in gioco, ostinati, cercano risposte che solo la fede può offrire. Cercano pace.
Sono tanti i versi nati per superare la morte, S.Agostino parla dell'incanto di Dio:


 
" ...Se tu conoscessi il mistero immenso del cielo dove ora vivo;
se tu potessi vedere e sentire ciò che io vedo e sento in questi orizzonti senza fine,
e in quella luce che tutto investe e penetra, non piangeresti..."

 
Ma non tutti possiedono il dono della Fede, non tutti credono nell'incanto di Dio...  
Ecco perchè le parole di Henry Scott Holland: toccano solo lo spirito e lo spirito è un dono che tutti possiedono.    
 
 
"La morte non è niente. Sono solamente passato dall'altra parte: è come fossi nascosto nella stanza accanto.
 
Io sono sempre io e tu sei sempre tu. Quello che eravamo prima l'uno per l'altro lo siamo ancora.
 
Chiamami con il nome che mi hai sempre dato, che ti è familiare; parlami nello stesso modo affettuoso che hai sempre usato.
 
Non cambiare tono di voce, non assumere un'aria solenne o triste.
 
Continua a ridere di quello che ci faceva ridere, di quelle piccole cose che tanto ci piacevano quando eravamo insieme.
 
Prega, sorridi, pensami! Il mio nome sia sempre la parola familiare di prima: pronuncialo senza la minima traccia d'ombra o di tristezza.
 
La nostra vita conserva tutto il significato che ha sempre avuto: è la stessa di prima, c'è una continuità che non si spezza.
 
Perché dovrei essere fuori dai tuoi pensieri e dalla tua mente,solo perché sono fuori dalla tua vista?
Non sono lontano, sono dall'altra parte, proprio dietro l'angolo.
 
Rassicurati, va tutto bene.
 
Ritroverai il mio cuore, ne ritroverai la tenerezza purificata.
 
Asciuga le tue lacrime e non piangere, se mi ami: il tuo sorriso è la mia pace."
 
 Henry Scott Holland
 

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Di Alessandra Mazzucco (del 05/01/2008 @ 15:42:58, in Scoprirsi poeti, linkato 2098 volte)

Maria Rosaria Longobardi è risultata vincitrice al Premio Letterario Internazionale Nuove Lettere 2006 e ha appena pubblicato il libro "Anagrammi" nella collana Lo specchio oscuro dell'Istituto Italiano di Cultura di Napoli. "Il tempo dell'aquilone" nel 1999 è risultata finalista al Premio Letterario ' Elsa Morante' promosso alla rivista 'Tam Tam' di Roma. 

Come il volo di un aquilone, sono versi lievi e delicati, e il pensiero dell'infanzia perduta, del tempo che inesorabile scappa via, non fanno male come in duro rimpianto.  

Un aquilone volava leggero ,

in alto nel cielo :

un bimbo teneva per mano il suo filo

e lo portava in giro ,

nell’aria agitata dal vento.

Come un esile uccello

volteggiava nel cielo azzurrino

e al bimbo  mancava  il respiro

mentre correva sul prato

felice e contento .

Passò tanto tempo :

il bimbo diventò  grande ,

adesso era un uomo importante .

Sul prato soffiava ancora il vento ,

ma lui non aveva più il tempo

di far volare il suo colorato  aquilone

e poi  era finita ,

purtroppo , della vita ,

la bella stagione. 

Maria Rosaria Longobardi

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