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Artemisia Gentileschi
Di Alessandra Mazzucco (del 12/02/2008 @ 22:11:44, in Sognatori tra i pennelli, linkato 2690 volte)

Diventò celebre per il suo innegabile talento, ma anche grazie alla  forte sete di indipendenza che le permise di affrontare con grande coraggio un mondo spesso ostile e prevenuto. Non era facile dipingere, per una ragazza del 1600, anche se figlia di un pittore... Donna affascinante e determinata, cresciuta tra tele e pennelli, Artemisia subì un'odiosa violenza da parte del suo maestro di pittura, nonchè amico del padre. Il processo che ne seguì fu talmente crudele ed umiliante da costringerla ad abbandonare Roma, ma fu così, correndo da sola, che riuscì a raggiungere i suoi desideri.
 
Ecco un esempio della forte personalità di questa pittrice: il dipinto che si vede qui a fianco si intitola "Autoritratto nell'allegoria della pittura". Per ritrarsi in questa posizione, e non semplicemente di fronte ad una tela, Artemisia dispose un gioco di specchi vicino al cavalletto, quasi una rivoluzione nella storia dell'autoritratto per quei tempi. Ha i capelli scompigliati, l'abito da lavoro con le maniche rimboccate e impugna il pennello: viva e battagliera. Inoltre la catena con la maschera e i colori cangianti del tessuto sono le caratteristiche dell'iconologia classica per rappresentare la pittura.
 
Ispirandosi a Caravaggio, che ammirava tantissimo, Artemisia dipinse una delle sue opere più celebri: "Giuditta che decapita Oloferne". Il quadro fu realizzato all'epoca del processo e il crudele realismo, la violenza e l'imperturbabile accanimento che ne emergono hanno suggerito ai critici d'arte che si sia trattato di una sorta di "regolamento di conti" da parte dell'artista.
Nei suoi viaggi toccò Firenze, Genova, Napoli, Londra, diffondendo le tecniche del realismo e del chiaroscuro, diventando famosa, ricercata e ammirata. Ricevette sostegno ed approvazione dai Buonarroti e dai Medici, diventò amica di Galileo Galilei e di Van Dick. Non sono molto numerose le opere che Artemisia ci ha lasciato, ma in tutte emerge la predilezione per una donna coraggiosa e indipendente, il suo sogno realizzato.
 
Se qualcuno avesse voglia di seguire le "tracce" di questa pittrice attraverso le strade di Roma, consiglierei di girare tra Piazza del Popolo e via Margutta con in mano il libro "Artemisia" di Alexandra Lapierre (Ed.Mondadori) che oltre ad offrire stralci del famoso processo ripescati tra gli archivi, descrive il quartiere degli artisti ed il centro della città con dettagli particolareggiati e molto suggestivi: diventa facile immaginarla, anche per chi non è propriamente un sognatore.