Poeti e Sognatori

...Sembra uno spazio fuori dal mondo, ma non è così.
Così tra quest'immensità s'annega il pensier mio e il naufragar m'è dolce in questo mare.

Giacomo Leopardi
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 "Ma tu che vai, ma tu rimani, vedrai la neve se ne andrà domani. Rifioriranno le gioie passat... di Alessandra Mazzucco

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Di seguito gli interventi pubblicati in questa sezione, in ordine cronologico.
 
 
Di Alessandra Mazzucco (del 02/03/2008 @ 23:10:33, in Sogni sul pentagramma, linkato 1399 volte)

All'inizio è la melodia che conquista. Quelle parole che scivolano roche sulle corde della chitarra. Poi però la musica cresce fino a perdersi nelle note malinconiche di un' armonica. E allora viene voglia di capire cosa dicono quelle parole, che fine hanno fatto quei "fratelli di sangue", cantati così intensamente...

Ci siamo perduti rincorrendo i nostri sogni e chissà se ne è valsa la pena. Mi sono ritrovato a correre verso non si sa bene dove e all'improvviso mi sono accorto di correre da solo, senza nessuno al mio fianco.
Ma si può recuperare tutto il tempo che abbiamo perso? Oltre ai nostri sogni, quanto avrà frantumato, di noi due, la vita?    
Forse non ci sarà una risposta, ma se guardo verso il cielo credo di capire... di capire che tutto ciò che siamo stati insieme è dentro di me, per sempre, mio fratello di sangue.

Fino all'ultimo ci siamo sentiti come il re della montagna
Ma le amarezze del mondo sono arrivate all'improvviso, ed eravamo donne e uomini
Ora ci sono così tanti ricordi che svaniscono nel tempo e nella memoria
Abbiamo le nostre strade da percorrere e occasioni da sfruttare
Stavamo fianco a fianco e ognuno lottava per l'altro
Dicevamo che saremmo stati per sempre, fino alla morte, fratelli di sangue

Ora la durezza di questo mondo frantuma lentamente i tuoi sogni
Trasformando le nostre promesse nella buffonata di uno sciocco
E quello che una volta sembrava bianco o nero, ora sfuma in tante tonalità di grigio
Ci perdiamo nel lavoro, nel lavoro da fare e nei conti da pagare
E' solo una corsa, una corsa, una corsa, senza nessuno che ti protegga
Se nessuno corre al tuo fianco, mio fratello di sangue

Attraverso le case del passato inerte c'è chi è caduto sul suo percorso
Muovendosi sempre avanti, senza mai guardare indietro
Ora non so come mi sento, come mi sento questa notte
Non so se sono caduto nell'ingranaggio, se ho perso oppure acquistato la vista
Non so ancora perchè, non so perchè ti ho chiamato
O se qualcosa di tutto questo in fondo abbia ancora importanza
Ma le stelle brillano piene di luce come un mistero rivelato
Continuerò il mio viaggio attraverso l'oscurità con te nel mio cuore
Mio fratello di sangue
 
Bruce Springsteen

 

 
Di Alessandra Mazzucco (del 20/03/2008 @ 17:32:02, in Sogni sul pentagramma, linkato 6980 volte)

"Ti piace quel che ho scritto?" chiese la poetessa, "Ehi! E' perfetto per la mia musica!" rispose il violinista. E il suo pentagramma si animò di nuove note e di parole... Ecco più o meno cosa si saranno detti Luisa Zappa ed Angelo Branduardi all'esordio della loro carriera e della loro vita in comune.

                                        
 
Una canzone conquista per l'alchimia che viene a crearsi tra musica e testo e nel caso di questi due artisti, parlare di magia non è un modo di dire. Lasciando un attimo da parte "Alla fiera dell'est", brano con cui viene identificato Branduardi ancora adesso, esistono decine e decine di canzoni, alcune molto conosciute, altre da riscoprire, che sono poesia in musica. L'emozione è vivida, la melodia coinvolgente, le parole toccanti. La lievità è solo superficiale, il senso colpisce nel profondo.  
 
"Cerchi il sorriso                                                       "Cento notti, cento donne in una vita,
 con cui ti lasciò                                                         meravigliose vergini e puttane,
 fra i solchi scuri                                                         una favola inventata ormai la giovinezza...
 che il tempo disegna sul viso                                      Splendore, miseria, gloria e 
 di chi naviga il mare,                                                  malinconia...
 ed è sempre domani                                                 Ora viene la notte,
 e se il cielo vorrà..."                                                   Ora viene l'inverno, Casanova..."
 
Da "Il marinaio"                                                          Da "Casanova"

 

Musica. Poesia. Passione... la vita!

Dipinto:"L'albero della barca" di Giuliano Giuggioli 

"La Luna", uno dei brani più celebri, in un video realizzato da Michelangelo Gargiulo  

                                 

 

 
Di Alessandra Mazzucco (del 02/04/2008 @ 14:24:44, in Sogni sul pentagramma, linkato 8320 volte)

"Torna a Surriento" fa ormai parte del nostro patrimonio culturale: conosciuta in tutto il mondo, è entrata nel repertorio dei più grandi esecutori e da più di cento anni commuove i turisti che visitano l' Italia e gli italiani che l'ascoltano all'estero. Si dice sia nata per... un ufficio postale, ma non andò proprio così...  
Il 15 settembre 1902, il Presidente del Consiglio dei Ministri, l'on. Zanardelli, giunse a Sorrento per una breve visita e fu accolto da una popolazione entusiasta ed affettuosa tra luminarie e lanci di fiori. Le cronache dell'epoca raccontano che per celebrare l'evento e per ingraziarsi il ministro affinchè fossero risolti alcuni problemi che tormentavano la città (tra cui l'esigenza di un ufficio postale) il sindaco convocò l'artista Giambattista De Curtis che insieme al fratello Ernesto, musicista, in poche ore compose "Torna a Surriento". Zanardelli ascoltò rapito il brano eseguito da una studentessa del Conservatorio di Napoli, Maria Cappiello, ne chiese la replica e, commosso, promise... l'ufficio postale.  
In realtà i versi della canzone, dedicati ad una ragazza, nel 1894 erano già pronti. Esiste uno spartito di quell'anno, edito con il copyright per le Edizioni Bideri e il brano ascoltato quel giorno dal ministro fu semplicemente adattato sul testo originale: dalle dieci quartine dell'esecuzione del 1902, la canzone ufficiale è ridotta a sei. Soltanto però nel 1904  "Torna a Surriento" fu presentata al pubblico dalla Casa Musicale Bideri ed intraprese il suo giro del mondo: lo struggimento del distacco non solo da un cuore, ma da un luogo, dal mare, dalla natura, unito ad una melodia fluida e spontanea, esprime la sofferenza di ogni separazione, in una nostalgia universale.
Ecco il segreto del suo successo. 
 
Vide 'o mare quant'è bello!
Spira tantu sentimento.
Comme tu a chi tiene mente
Ca scetato 'o faje sunnà.

Guarda, gua' chistu ciardino;
Siente, sie' sti sciure arance.
Nu prufumo accussì fino
Dinto 'o core se ne va...

E tu dice "I' parto, addio!"
T'alluntane da stu core...
Da la terra da l'ammore...
Tiene 'o core 'e nun turnà?

Ma nun me lassà
Nun darme stu turmiento!
Torna a Surriento,
Famme campà!

Vide 'o mare de Surriento,
Che tesoro tene 'nfunno:
Chi ha girato tutto 'o munno
Nun l'ha visto comm'a ccà.

Guarda attuorno sti sserene,
Ca te guardano 'ncantate
E te vonno tantu bene...
Te vulessero vasà.

E tu dice "I' parto, addio!"
T'alluntane da stu core...
Da la terra da l'ammore...
Tiene 'o core 'e nun turnà?

Ma nun me lassà
Nun darme stu turmiento!
Torna a Surriento,
Famme campà! 
 
Ecco la versione del 15 settembre 1902 ascoltata dal Ministro Zanardelli:  

Vide 'o mare quant'è bello!
Spira tantu sentimento.
Comme tu a chi tiene mente
Ca scetato 'o faje sunnà.

Faie sunnà 'e cchiù belle cose
Faie sunnà 'na vita nova,
Ca è 'ntrecciata 'e tutte rose:
Vita nova 'e libertà!
 
Guarda, gua' chistu ciardino;
Siente, sie' sti sciure arance.
Nu prufumo accussì fino
Dinto 'o core se ne va...
 
Dinto 'o core se ne va;
Addò staie sculpito tu.
Si 'a speranza 'e sta città
E t'amammo sempre 'e cchiù.
 
Ma nun ce lassà
Che a ppoppa meno 'o viento...
Torna a Surriento,
Fance scialà!
 
Vide 'o mare de Surriento,
Che tesoro tene 'nfunno:
Chi ha girato tutto 'o munno
Nun l'ha visto comm'a ccà.

 
Guarda attuorno sti sserene,
Ca te guardano 'ncantate
E te vonno tantu bene...
Te vulessero vasà.

 
Pecchè tu dicisse a lloro
Na parola sulamente...
Ditto a te è nu tesoro
Nce 'a serrammo dinto ccà.
 
Nce 'a serrammo dinto ccà
Addò staie sculpito tu...
Si 'a speranza 'e sta cità
E t'amammo sempre 'e cchiù.
 
Ma nun ce lassà
Che a ppoppa meno 'o viento...
Torna a Surriento,
Fance scialà!
 
Versi: Giambattista De Curtis
Musica: Ernesto De Curtis
 
Testo consultato: "Torna a Surriento - Cento anni d'amore" a cura di Antonino Cuomo per l'Associazione Studi Storici Sorrentini - Nicola Longobardi Editore

 
Di Alessandra Mazzucco (del 03/04/2008 @ 23:57:07, in Sogni sul pentagramma, linkato 18263 volte)

 

 

 

 

 

 

 

Nel 1986 fu pubblicato un album molto particolare: versi di Yeats tradotti da Luisa Zappa per la musica di Branduardi. Arte nell'arte: un capolavoro. "When You Are old" è il titolo originale della lirica.La vita di Yeats fu segnata dal lunghissimo amore, mai ricambiato, per una fervente patriota irlandese: Maud Gonne. Questa poesia le giunse in dono, insieme ad altre, in un volume scritto a mano apposta per lei. Sono parole struggenti e dolcissime che la immaginano ormai anziana, a riconsiderare gli amori non sempre sinceri di cui fu oggetto. Solo un uomo amò in lei anche l'indole inquieta e la malinconia di una bellezza che invecchia, ma quell'uomo è ormai nascosto tra le stelle... 
 
Branduardi, con l'intensità della sua voce e sapienti accordi di chitarra, rende il brano indimenticabile.

Quando tu sarai vecchia e grigia,
col capo tentennante
ed accanto al fuoco starai assonnata,
prenderai questo libro.
E lentamente lo leggerai, ricorderai sognando
dello sguardo che i tuoi occhi ebbero allora,
delle loro profonde ombre.
Di quanti amarono la grazia felice
di quei tuoi momenti
e, d'amore falso o a volte sincero,
amarono la tua bellezza.
Ma uno solo di te amò l'anima irrequieta,
uno solo allora amò le pene del volto tuo che muta.
E tu, chinandoti verso le braci, sarai un poco triste,
in un mormorio d'amore dirai,
di come se ne volò via...
passò volando oltre il confine di questi alti monti
e per sempre poi il suo volto nascose
in una folla di stelle.


When you are old and grey and full of sleep,
And nodding by the fire, take down this book,
And slowly read, and dream of the soft look
Your eyes had once, and of their shadows deep;

How many loved your moments of glad grace,
And loved your beauty with love false or true,
But one man loved the pilgrim Soul in you,
And loved the sorrows of your changing face;

And bending down beside the glowing bars,
Murmur, a little sadly, how Love fled
And paced upon the mountains overhead
And hid his face amid a crowd of stars.

Wiiliam Butler Yeats 

Trad. Luisa Zappa Branduardi - Dipinto: "Woman reading" di J. Vermeer                                      

 


 
Di Alessandra Mazzucco (del 05/04/2008 @ 18:49:00, in Sogni sul pentagramma, linkato 3078 volte)

"Un medico" è uno dei personaggi che Fabrizio De Andrè, con l'arte poetica che lo distingueva, trasferì dall' "Antologia di Spoon River" di E. Lee Masters, all'album "Non al denaro non all'amore nè al cielo". Un idealista che assiste al crollo dei suoi sogni, in una realtà ben lontana dalla sua immaginazione ed una scelta: l'Elisir Di Lunga Vita, la truffa.
De Andrè pone l'accento sul sogno bambino di diventare medico, vocazione che si realizza per amore. Ma l'amore non basta: si devono fare i conti con "gli altri" e con l'implacabile lotta per la sopravvivenza. Come si possono mantenere una moglie, dei figli, cercando di guarire malati tanto poveri da non poter pagare? E' molto amara l'accusa verso i colleghi, ora si chiama "mobbing", ma è un fenomeno sempre esistito, così come è sempre esistito l'imbroglio, visto in questo caso come crimine necessario.
Non c'è condanna nelle parole del cantautore, nè in quelle del poeta: il medico ha pagato, in una cella, "dottor professor truffatore imbroglione".       
  
Da bambino volevo guarire i ciliegi
quando rossi di frutti li credevo feriti
la salute per me li aveva lasciati
coi fiori di neve che avevan perduti
Un sogno, fu un sogno ma non durò poco
per questo giurai che avrei fatto il dottore
e non per un dio ma nemmeno per gioco:
perché i ciliegi tornassero in fiore,
perché i ciliegi tornassero in fiore
E quando dottore lo fui finalmente
non volli tradire il bambino per l'uomo
e vennero in tanti e si chiamavano "gente"
ciliegi malati in ogni stagione
E i colleghi d' accordo i colleghi contenti
nel leggermi in cuore tanta voglia d'amare
mi spedirono il meglio dei loro clienti
con la diagnosi in faccia e per tutti era uguale:
ammalato di fame incapace a pagare
E allora capii fui costretto a capire
che fare il dottore è soltanto un mestiere
che la scienza non puoi regalarla alla gente
se non vuoi ammalarti dell'identico male,
se non vuoi che il sistema ti pigli per fame
E il sistema sicuro è pigliarti per fame
nei tuoi figli in tua moglie che ormai ti disprezza,
perciò chiusi in bottiglia quei fiori di neve,
l' etichetta diceva: elisir di giovinezza
E un giudice, un giudice con la faccia da uomo
mi spedì a sfogliare i tramonti in prigione
inutile al mondo ed alle mie dita
bollato per sempre truffatore imbroglione
dottor professor truffatore imbroglione
  
Bentivoglio e De Andrè

 

 
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